Pigliaru, possiamo vincere.

da l’Unione Sarda 7 Gennaio ’14, martedì, di Giuseppe Meloni

 L’epifania di Pigliaru Accordo nella notte, la direzione lo candida per acclamazione. Il professore fa il suo ingresso trionfale: «Possiamo vincere»

 

ORISTANO Al termine della notte, spunta dal buio un signore alto, magro e con un sorriso timido. È Francesco Pigliaru. È il nuovo condottiero (definizione che lui non approverebbe) di un centrosinistra che aveva perso la testa, dopo aver costretto al ritiro Francesca Barracciu. E invece in extremis rimette i cocci insieme.

 

Ha dell’incredibile quel che accade nel Pd tra la maratona notturna di via Emilia, a Cagliari, e la direzione regionale di ieri a Oristano. Alle 18 di domenica, e nelle lunghe ore del vertice con Luca Lotti della segreteria nazionale, la spaccatura interna era ancora quella di una settimana prima. A mezzogiorno e 12 minuti del lunedì della Befana, una votazione unanime fatta per pura formalità acclama Pigliaru come candidato alla presidenza della Regione.

L’APPLAUSO È Silvio Lai a portare alla direzione la proposta («anche a nome di Francesca e del gruppo dirigente»). Ma prima la platea oristanese regala a Barracciu il piccolo risarcimento di una standing ovation che le strappa il primo cedimento di commozione, dopo giorni di tenuta stagna emotiva. Daniela Porru, che presiede la direzione, chiama l’applauso ringraziando «questa donna che ha accettato la sfida delle primarie».

«Sono molto soddisfatta dell’esito di un percorso travagliato, ma che dimostra la capacità del Pd di rimettersi in piedi», dirà poi l’eurodeputata: «Pigliaru, per la sua competenza, è il profilo giusto per battere Cappellacci. Ho sostenuto con determinazione la sua candidatura, farò la campagna elettorale come se fosse la mia».

LA RELAZIONE Prima di indicare Pigliaru, Silvio Lai spiega che «non è una decisione di pochi, si è fatta un’ampia consultazione nel partito e con gli alleati». La scelta cade su «un uomo che pensa ai giovani: come docente, come ricercatore, e come economista che riflette sulle vie di sviluppo». E poi «unisce l’Isola: è sassarese, figlio di nuoresi, vive a Cagliari». «Oristano resta fuori», ironizza un incontentabile dal pubblico.

Per la campagna elettorale, il segretario nominerà «un esecutivo ristretto, cinque persone guidate da me e da Francesca». Sulle alleanze, Lai apre chiaramente ai sardisti (era una delle condizioni poste da Barracciu). Ma a patto che si creino intese per «una chiara discontinuità nei programmi e anche nelle persone».

IL CANDIDATO Mentre Lai parla, Pigliaru è già a Oristano. Appare nella sede del Pd poco dopo la votazione-acclamazione che rende ufficiale la sua investitura, e prende la parola per il primo discorso da candidato. Sette minuti e dodici secondi: del resto è lui stesso a dire in premessa che «abbiamo poco tempo da qui alle elezioni, dovremo usarlo benissimo. Ma non partiamo da zero. Il Pd e il centrosinistra hanno già una forza collettiva pronta da dispiegare, sono il luogo giusto per suscitare buone idee e grandi speranze».

Confessa a parole un’emozione ben celata dal linguaggio del corpo, si dice consapevole della responsabilità e della difficoltà della sfida. «Ma possiamo vincere. Io da solo vado poco lontano, ma insieme sarà un’altra cosa». Più che un atto d’umiltà, è una dichiarazione di metodo: «Farò il regista, non intendo avere atteggiamenti professorali, o da tecnico che non si pone il problema del consenso. In questo ho da imparare, ma qui trovo ottimi insegnanti».

LE PROPOSTE Per il programma, da definire «insieme», l’idea è ripartire «dalle cose molto importanti fatte nella precedente esperienza di governo del centrosinistra», dice Pigliaru alludendo alla Giunta Soru, di cui fece parte. «Come il Ppr: un grande dono, una bandiera da tenere salda».

Però Pigliaru, dopo uno sguardo al passato, distilla già i suoi concetti chiave: quello su cui raccoglie il primo applauso a scena aperta sono «le pari opportunità». Non solo tra donne e uomini, ma «per tutti i sardi. Il futuro delle persone dipende ancora dal reddito delle famiglie d’origine. Se non si migliora su questo fronte, non si cresce e cade ogni discorso di sinistra».

L’altro tema cardine, «il lavoro: la Sardegna dev’essere la terra in cui chi ha idee può fare impresa e creare occupazione». Anzitutto con «una zona franca dalla cattiva burocrazia: cosa ci impedisce di essere una regione all’avanguardia su questo? Niente». Perché, aggiunge con una frecciata agli avversari, «noi del centrosinistra abbiamo le idee. Gli altri, no». Da oggi, gli spetta il compito di dimostrarlo.