«La Sardegna sul treno Expo»

Pigliaru: occasione unica, ma dobbiamo rilanciare i nostri prodotti di qualità. Nuovo attacco a Cappellacci: «Parla di zona franca ma non l’ha capita bene»

Da l’Unione Sarda – di Giuseppe Meloni

ORISTANO Una fissazione, quella dei treni. Dopo aver perso quattro ore di vita sulla littorina Cagliari-Sassari, Francesco Pigliaru vuol salire su un convoglio che arriverà anche più tardi: nel 2015. E vuole farci salire tutta la Sardegna. Il treno dell’Expo di Milano: «Venti milioni di presenze da tutto il mondo, un’occasione unica per mettere in vetrina il nostro cibo, l’ambiente, la cultura. Ma solo se saremo pronti».

La rincorsa all’Esposizione parte da Oristano perché «questo territorio ha delle eccellenze nell’agroalimentare, e grandi esempi di cooperazione». Perciò, dopo la tappa al teatro Garau, il professore si sottopone a una lezione sui problemi del settore, visitando un’azienda che, con un suo centro di ricerca, produce e seleziona riso di alta qualità.

TURISMO È il rilancio delle produzioni agricole, per il leader del centrosinistra, la carta da giocare per sfruttare l’Expo. Ciò che interessa di più dell’Italia in tutto il pianeta, dice citando un recente studio, è il cibo. Poi però si mette nei panni di uno straniero che conoscesse la Sardegna grazie all’evento milanese: «Magari cerco di prenotare un volo, trovo mille ostacoli e opto per la Puglia. Oppure sbarco nell’Isola, desidero andare per esempio a Santu Lussurgiu, ma le auto a noleggio sono troppo care, e non c’è un trasporto pubblico». Ritorna l’altra fissa di Pigliaru, i collegamenti interni, arricchita da una reale esperienza personale: «Cercavo un treno per l’aeroporto di Elmas, ma l’orario non mi andava bene. Ho provato col bus: partiva un minuto dopo. Possibile che non ci si possa coordinare?».

DISOCCUPATI Si può fare meglio, «nessuno ce lo impedisce», insiste il professore, più a suo agio sul palco rispetto alle prime uscite: «Tantissime cose sono nelle nostre mani». Come la qualità dei centri servizi per l’impiego (il vecchio collocamento ), fondamentale, insieme al reddito di sicurezza, per «la tutela attiva di chi è disoccupato». Chi non trova un lavoro o l’ha perso, ragiona Pigliaru, «dovrebbe sapere a quale porta bussare, trovare chi analizza le sue competenze e gliene suggerisce altre da acquisire per trovare un posto». In Svezia ogni operatori dei centri per l’impiego si prende cura di 40 disoccupati, «in Italia di 825: una presa in giro».

LE IMPRESE Altra puntata della serie «nessuno ci impedisce»: la burocrazia. Specie per le imprese. «Perché dobbiamo trovare sempre il Trentino in testa alle classifiche della pubblica amministrazione? Qui l’insularità non c’entra, la differenza tra primo e ultimo posto la fa solo la qualità del governo regionale». Il prof alza l’asticella: «Possiamo dimostrare di saper fare meglio della media italiana. Lavoreremo insieme per andare velocemente al di sopra».

La via è quella già annunciata: anzitutto una consultazione delle imprese per individuare i dieci atti amministrativi che complicano di più la vita delle aziende, e semplificarli. Inoltre, «nei primi giorni della nostra Giunta importeremo le migliori pratiche burocratiche delle altre regioni».

Crede molto nelle imprese, il centrosinistra in versione Pigliaru. «Ditelo a chi ha votato dall’altra parte», raccomanda: «Noi puntiamo sempre sulla solidarietà, ma abbiamo capito l’importanza della competitività». Infatti il consiglio per i giovani è «diventate imprenditori: non è vero che non ci sono talenti». Resta l’investimento sul futuro, l’istruzione, con un piano straordinario e la promessa che «costruiremo le scuole più belle dove c’è più dispersione».

ZONA FRANCA Molte le frecciate a Cappellacci, specie nel comizio serale a Villacidro: «Il governatore ha sventolato il Corriere della Sera dicendo che Pordenone chiede una zona franca identica a quella che vuole lui», accusa Pigliaru, «ma la verità è che non sa di cosa parla: lì non aspirano a una zona franca integrale come dicono Cappellacci e la Randaccio, che metterebbe in pericolo i servizi essenziali per le persone».

L’idea di Pordenone, spiega il professore, è «un patto territoriale, un accordo con le parti sociali per una detassazione mirata. Cioè il percorso che il centrosinistra in Consiglio regionale ha proposto e ottenuto con il taglio dell’Irap: ridurre la pressione fiscale senza mettere a rischio i servizi essenziali per le persone».