In sella per ascoltare la gente

di Augusto Ditel da L’Unione Sarda

L’IMPRESA. 35 anni, di Sorso, è sbarcato a Cagliari dopo aver percorso 32mila chilometri.

Stefano Cucca: «La Sardegna è terra di turismo sostenibile»

Due ruote per ascoltare il mondo. Un sogno verde ( dream green ) coltivato un anno fa, prima della scarpinata lunga 32mila chilometri, pedala che ti pedala.
Verso le nove di un mattino splendido, la barba neropece di Stefano Cucca sbarca al molo Dogana dalla nave Tirrenia proveniente da Napoli.

L’arrampicatore solitario vorrebbe infilarsi i pantaloni lunghi, ma cambia idea: monta in sella alla sua bicicletta, lo strumento del suo messaggio ecologista, uno strumento di lavoro, di denuncia, di speranza in un mondo migliore, un mondo sostenibile. Una bici come tante altre, con un parafango rotto, acconciato con un pezzo di scotch grigio, una scritta Focus , tre o quattro fra zaini, zainetti e minuscoli borselli. E tre bandierine conficcate dietro il sellino. La prima con il nome del suo sito (a proposito: www.remundu.com ); nella seconda, la benda dei quattro mori è sdrucita, sbiadita: sai, il viaggio. La terza ha il logo Sardegna , quello della Regione.

Stefano è di Sorso, ha 35 anni, una laurea in Economia e Commercio, un master in progettazione europea, un’esperienza di lavoro a San Francisco nel 2012, dove il suo progetto è stato uno dei quattro studiati alla Startup School della Fondazione Mind the Bridge . Fino al giorno della partenza (8 giugno 2013), si è occupato di consulenza strategica per alcune aziende, non solo in Italia.
Folle idea, la sua.
«Ma no, esaltante. Sa quante storie si possono ascoltare in bici?».
No.
«Tante, tantissime. Tutte belle. Ci vorrebbero due mesi per raccontarle».
Dove? In un libro?
«Forse. Per ora mi piacerebbe che si utilizzasse il mio sito».
Come l’è venuto in mente?
«Volevo fare un lungo giro in bici, ma non di un anno. Mi hanno convinto negli Usa: ma dài, prova a stare un anno in sella. Non ci ho pensato su molto, e ho detto sì».
Ne ha visto di tutti i colori…
«Certo. Giappone, Cina, Usa, Indonesia, Vietnam, Australia, Turchia…
Basta, basta: quanti chilometri al giorno?
«In media 130, ma per esempio in America ne ho fatti seimila: ho dovuto aumentare il ritmo».
Paura?
«Mai. Qualche foratura, ma neanche tante. Nel deserto dell’Arizona s’è rotta la bici e ho vissuto un brutto quarto d’ora, ma è tutto passato».
E quel parafango rotto?
«L’ho aggiustato e l’ho lasciato così».
I sardi nel mondo, come sono?
«Eccezionali. Mi fermavano, mi chiedevano notizie, mi indicavano i posti per dormire. Gente seria».
Qual è il suo messaggio?
«Dall’ultimo rapporto dell’Oxfam risulta che gli 85 uomini più ricchi del pianeta hanno un reddito annuo pari a quello di 3,5 miliardi di persone. È un sistema, questo, che genererà diseguaglianze sempre maggiori. È qualcosa di insostenibile».
Cos’è sostenibile?
«Mi piacerebbe creare un fondo proprio per le attività sostenibili, in un’isola come la nostra».
Facile a dirsi.
«Ma no. Quando sono stato in Cambogia e in Indonesia, ho capito cos’è e dove sta di casa il paradiso. Da quelle parti, però, il cemento aggredisce i luoghi più preziosi, e questo è anche il pericolo che corre la Sardegna. Da noi bisogna puntare tutto sul turismo sostenibile, niente industrie che poi, dopo aver pompato soldi, vanno via e creano solo disoccupazione».
Sembra un luogo comune.
«Non lo è. Ho visto e letto che un’importante azienda che vende mobili a basso costo sta per aprire a Cagliari e offre 200 posti di lavoro. Non c’è entusiasmarsi, secondo me, come sembra si sia fatto».
Cosa c’è di sostenibile?
«L’Islanda».
Stefano Cucca si toglie di dosso il giubbottino scuro, rimane con dei bermuda multicolore («non li lavo da dieci giorni») e si dirige verso viale Trento, dove lo aspetta il governatore Francesco Pigliaru (che gli regalerà uno stemma particolare della Sardegna). Poi, con calma, affronterà i duecento e passa chilometri che lo separano dalla sua Sorso.
Stanchino, come disse il protagonista di Forrest Gump?
«Mica tanto».