Angioni: Se vinco io, PD più aperto. I vecchi big aiutino il rinnovamento

IL CONGRESSO. Frecciate del senatore-candidato su Ppr, formazione professionale e Master and back

Da l’Unione Sarda  –

«Mi candido a guidare il Pd, non a comandarlo». Neppure quando si tratta di motivare le truppe Ignazio Angioni rinuncia al suo profilo di leader inclusivo, lontano dai modelli carismatici che vanno di moda.

A Cagliari, in un incontro con militanti e dirigenti per organizzare la volata verso le primarie del 26 ottobre, il senatore-candidato lancia una provocazione: «A chi sostiene i miei avversari per la segreteria (Renato Soru e Thomas Castangia, ndr ) forse conviene perdere. Perché se vinciamo noi, apriremo le porte alle tante energie del partito. Susciteremo partecipazione».
LAVORO DI SQUADRA Nel partito di Angioni c’è spazio per tutti, dice l’aspirante segretario, che in anni di lavoro nella cooperazione ha affinato l’arte di mettere insieme persone distanti tra loro. Del resto il gruppo che lo segue unisce i renziani della prima ora (il coordinatore della campagna elettorale è l’ex consigliere regionale Chicco Porcu) e pezzi dell’area Cuperlo.

Nella grande sala di via Emilia c’è il neo segretario cittadino di Cagliari Nicola Montaldo, il suo predecessore Yuri Marcialis, il consigliere regionale Piero Comandini, l’ex capogruppo Giampaolo Diana. E tanti altri. A loro il senatore promette di governare il Pd a prescindere da maggioranze e minoranze congressuali: «Come primo atto da segretario convocherò in poche settimane un congresso di contenuti». Due o tre giorni di dibattito per dare al Pd una voce unitaria sui grandi temi della politica sarda.

FORMA-PARTITO Una simile assemblea è necessaria perché «spesso in questi anni il partito è rimasto zitto, e pochissime persone hanno imposto le scelte cruciali». Angioni apre alla consultazione di iscritti e simpatizzanti con referendum, sondaggi online e così via, ma senza dimenticare il confronto fisico nei circoli: «Rabbrividisco – ammette – quando sento che molti iscritti non ci hanno mai messo piede, e magari si esprimono attraverso le correnti».
Il “congresso dei contenuti” dovrà dare al Pd lo slancio per aiutare davvero la Giunta Pigliaru. Ma solo dopo «una riflessione sulle cose buone che abbiamo fatto negli ultimi dieci anni e su quelle che si sono rivelate inefficaci».

AMBIENTE E ISTRUZIONE Il riferimento, esplicito, è per il Piano paesaggistico, la riforma della formazione professionale, il Master and back. Tre buone idee non gestite nella maniera migliore, è in sostanza il ragionamento del candidato. Casualmente, tre idee di Soru. Il Ppr, per esempio, «è stato efficacissimo per impedire certe speculazioni sulla Sardegna. Ma a distanza di alcuni anni dobbiamo dirci che qualcosa va rivisto, per rendere la tutela dell’ambiente uno strumento di rilancio della nostra economia».
Stessa dinamica sulla formazione professionale: «Nei nostri precedenti anni di governo abbiamo giustamente detto no a una degenerazione del sistema, ma senza offrire una proposta parallela di cui il mondo del lavoro aveva necessità», sintetizza Angioni. Perciò ora «esistono imprenditori che non trovano le figure professionali che cercano, mentre migliaia di lavoratori non hanno potuto convertire le loro competenze».
E il Master and back «rischia di ridursi a un biglietto di sola andata per i nostri migliori giovani, alimentando l’emigrazione». Mentre avrebbe dovuto consentire ai laureati di formarsi ad alto livello, per poi riportare qui le loro esperienze.

LA FRECCIATA Per elaborare le migliori proposte su questi e altri temi, secondo il senatore, non è l’ideale un congresso come quello che si celebrerà il 26 ottobre, ridotto in pratica alla competizione tra i tre aspiranti leader. «Ma forse si è scelta la modalità della conta perché qualcuno ne ha bisogno per stare ancora in piedi», conclude Angioni, lanciando l’ultima frecciata ai big che parteggiano per Soru: «Stimo molti di loro, ma ora devono favorire la nascita di una nuova classe dirigente del Pd. Così passeranno alla storia della sinistra sarda; altrimenti la storia si dimenticherà anche delle tante cose buone che hanno fatto in passato».

Giuseppe Meloni