Perché sostengo Ignazio Angioni Segretario alle primarie del PD sardo del 26 ottobre.

Non pensavo di dovermi occupare attivamente del Congresso PD. Oggi dopo 10 anni di Consiglio regionale e tante battaglie politiche fatte in prima fila il mio impegno attuale è rivolto, prioritariamente, a far ripartire la mia attività professionale.

Ma quando hai guardato il mondo con gli occhi della politica, con gli occhi, cioè, di chi cerca di capire cosa fare per migliorare il mondo che ha intorno, diventa difficile chiudersi in casa e dire che la leadership del PD sardo non mi riguarda.

Ho sperato che la candidatura unitaria di Renato Soru al Parlamento europeo, sostenuto da tutto il PD sardo, potesse essere vissuta dall’ex Presidente della Regione come un atto di grande generosità da parte dei tanti, e io sono tra questi, che non ne hanno condiviso l’azione politica, ma gli riconoscono capacità e visione.

Purtroppo mi sono sbagliato. Quel successo elettorale è stato, evidentemente, vissuto da Soru come una definitiva riconciliazione con il popolo PD, come una catarsi capace di cancellare ogni divisione, ogni vicenda giudiziaria e imprenditoriale, ogni decisione controversa del passato di cui è stato protagonista.

Credo sia stato, da parte sua, un grave errore. Il risultato delle europee non era un successo personale, ma una fiducia che gli elettori hanno riposto nel PD tutto e nel Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Dispiace, davvero, che Soru non abbia saputo cogliere questa opportunità che poteva regalare a lui il ruolo di padre nobile del PD sardo facendosi promotore di una conciliazione, di un nuovo inizio per il PD sardo con la proposta di una candidatura che potesse essere accolta dalla stragrande maggioranza del partito.

Un partito nato in Sardegna, va ricordato, sull’aspra competizione delle primarie del 2007 per la Segreteria regionale, dove Soru perse da Presidente della Regione contro Antonello Cabras innescando un lungo periodo di divisioni e di instabilità che, certamente, influirono sulla sconfitta elettorale del 2009.

Non voglio, però, ripercorrere i gravi errori politici che ritengo abbia compiuto Soru in questi 10 anni. Ma certo quello che ha commesso candidandosi, nuovamente, alla guida del PD sardo rischia di essere tra i più gravi. Il rischio è di riportare il PD indietro di anni, a divisioni ideologiche e lotte di potere fini a se stesse.

Con Soru avevo cominciato un cammino nel 2003, fondando Progetto Sardegna, nella speranza di rinnovare (Renzi con parole più efficaci avrebbe detto rottamare) la vecchia classe politica e cambiare il futuro della Sardegna.

Dopo 10 anni la prospettiva politica del fondatore di Tiscali si è rovesciata. La Sardegna non è cambiata, anzi vive momenti drammatici, e lui è diventato il paladino, il talismano di quella vecchia classe politica che voleva rottamare e che, invece, oggi si stringe a lui per cercare di sopravvivere.

Che fare allora? Io ho scelto di sostenere Ignazio Angioni. Ignazio non è un leader carismatico. E’ un leader pragmatico e sociale. E’ un avvocato esperto di cooperazione. Non ha la presunzione di sapere già tutto e si pone come uomo del dialogo a tutti i livelli.

Ignazio è da pochi mesi al suo primo incarico istituzionale come Senatore della Repubblica. E’ espressione di quella generazione di quarantenni che oggi guida il PD a livello nazionale, ma che in Sardegna, è stata bloccata con ogni mezzo come nel caso di Francesca Barracciu, per lasciare sempre gli stessi direttamente o attraverso i loro comprimari.

Sosterrò Ignazio Angioni insieme a chi ha creduto nella proposta politica di Matteo Renzi in tempi non sospetti e a chi ha fatto altre scelte, ma che oggi vuole lavorare per un partito che sappia parlare a tutti per affrontare i problemi di molti.

 

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