Primarie PD. Soru vince, ma è ostaggio delle vecchie correnti

Nonostante molti avessero previsto una vittoria plebiscitaria per Renato Soru nella corsa alla Segreteria regionale, le primarie del PD del 26 ottobre, hanno confermato una sostanziale spaccatura nel partito: 51% a Soru e alla sua variegata area politica con dentro gran parte della vecchia classe dirigente del partito, 49 % al resto del partito diviso tra Angioni al 36% e Castangia al 13.

In 40mila hanno votato alle primarie con un’affluenza superiore alle attese. L’analisi del dato elettorale dovrebbe far riflettere Soru: va male a Sassari e Cagliari città, vince di poco a Quartu. Nelle prime 3 città della Sardegna Angioni è sopra il 50%, Soru è sotto il 40%. Il Parlamentare europeo perde, quindi, dove c’è il voto d’opinione, fa il pieno di voti a Nuoro e in Gallura dove i meccanismi del consenso sono dettati dal sistema di relazioni locali (non voglio usare altre parole che potrebbero essere fraintese).

Significativi alcuni dati.  Soru a Lodè prende 251 voti, tutto il PD ne aveva preso soltanto 207 alle ultime elezioni europee. In Sardegna ha votato alle primarie 1 su 6 degli elettori del PD. A Lodè gli elettori si sono moltiplicati. Altro esempio? A Cagliari Angioni vince (52%) con un margine di 384 voti su un totale di 2441 votanti. Ma basta il dato di Sarroch dove Soru vince su Angioni 347 a 3, grazie al sostegno del Sindaco locale, per vanificare un risultato dal grande valore politico. Stesso discorso si potrebbe fare a Sassari città. In queste primarie Lodè vale Sassari (oppure Ossi dove è successa una cosa analoga) e Sarroch vale quanto Cagliari. Ovviamente nessuna omogeneità nel voto di affluenza tra comuni e tra territori della Sardegna. Oltre il 100% degli elettori in alcuni piccoli centri, sotto il 20% nei centri più grandi. Ci sono anche situazioni rovesciate a favore di Angioni, ma l’insieme di queste è molto lontana da quanto ottenuto da Soru.

E’ la mutazione genetica del consenso dell’ex Presidente della Regione. Perde dove c’è voto d’opinione controllato e ragionato. Stravince nelle periferie grazie al sostegno del plenipotenziario locale. Il vero vincitore di queste primarie è l’area che fa riferimento all’ex Senatore Cabras. La differenza di voti tra Soru e Angioni nel Sulcis, a Nuoro e in Gallura, zone dove la componente di Federazione democratica è particolarmente radicata, coprono quasi il 90% della differenza di voti finale tra i primi 2 classificati.

In pochi mesi dalle europee Soru è riuscito nuovamente nell’impresa di dividere il PD. Un’opera avviata nel 2007 con la sua prima candidatura alla Segreteria regionale, proseguita nel 2009 nello scontro tra Silvio Lai e Barracciu, continuata oggi con Soru di nuovo in campo. In tutti questi casi il risultato è stato del tutto simile con il vincitore sempre di misura sopra il 50% e senza una maggioranza sufficientemente robusta per governare il partito.

Un vero peccato perché Soru alle Europee aveva ottenuto 170mila voti con il 100% del partito che aveva sostenuto la sua candidatura unica nell’auspicio che si aprisse una pagina nuova. La sua voglia di tornare in campo, invece che fare il padre nobile, sostenuta dalla motivazione che non esistevano altri candidati sufficientemente autorevoli da unire più di lui ha, nei fatti, provocato l’ennesima nuova profonda divisione nel PD sardo.

 Quello che si è verificato è il risultato ideale per chi, da anni, lavora in Sardegna per cambiare tutto, senza mai cambiare nulla. Una vittoria per quella vecchia dirigenza politica che nel 2004, nel 2007 e ancora nel 2009 Soru voleva mandare a casa, ma che alla fine, grazie a un sapiente mix di abilità e cinismo politico rimane a galla più forte di prima.

Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi. Soru dovrà, innanzitutto, passare indenne dal ricorso per conflitto d’interessi ai sensi del Codice Etico del PD, che rimane pendente contro di lui. Molti risultati locali andranno controllati per verificarne la legittimità. Ma aldilà di queste doverose verifiche il rischio è che continui la confusione e l’incertezza di questi anni. Una instabilità che ha fortemente indebolito la capacità del PD sardo di contribuire, seriamente, a un grande progetto di rilancio e di crescita della nostra regione.

La speranza e che si possa ritrovare il filo di uno sforzo collettivo che non può che ripartire dalla consapevolezza che la conta delle primarie non ha risolto i problemi del PD. Non è stata, infatti, un’occasione di riflessione sugli errori passati né di proposte concrete sull’organizzazione del partito e sul futuro della Sardegna. Sta al nuovo Segretario provare a colmare questo vuoto e provare a superare le diffidenze e gli scetticismi che la sua nuova discesa in campo ha provocato.

 

 

Chicco Porcu