GIDDENS “Una nuova Terza Via nell’era di Internet così la sinistra batterà i populismi”

L’intervista a Giddens compare oggi su Repubblica il giorno dopo in cui il Senato ha approvato in via definitiva il Jobs’ Act – la legge delega al Governo del Governo Renzi per riformare il mercato del lavoro.

Giddens che in passato ha ispirato in Gran Bretagna l’azione politica di Tony Blair, dà una chiave di lettura dell’azione riformista svolta dal Governo italiano in un’ottica un po’ più ampia e meno contingente della polemica Renzi vs Sindacati o della critica di una minoranza ristretta del PD.  Giddens ci ricorda che gli autentici valori della sinistra – quelli della solidarietà, dell’inclusione sociale, del contrasto alle diseguaglianze o meglio della promozione dell’equità sociale – vanno applicati tenendo conto di un mondo che cambia.

Oggi tenere in piedi artificialmente un’azienda decotta con centinaia di milioni di soldi pubbblici, consentire che proroghe di anni della cassa integrazione senza una seria possibilità di rilancio aziendale (come nel caso Alitalia e oggi anche Meridiana), porta alla fine meno equità e  meno opportunità sia per chi perde il posto di lavoro sia per chi, magari perché giovane o disoccupato da lunga data, un’occasione di lavoro vorrebbe trovarla.

Nell’era di Internet occorre prendere atto che tutto cambia più rapidamente, che le aziende che non si rinnovano possono chiudere, ma altre devono poter aprire senza essere soffocate da un carico insostenibile di tasse, burocrazia e rigidità nei contratti di lavoro. Oggi l’intervento dello Stato deve passare dalla difesa del posto di lavoro alla tutela del lavoratore che passa da un posto di lavoro ad un altro.  E questo va fatto attraverso un sostegno al reddito e a un programma di formazione e riqualificazione che possa rendere più agevole il reinserimento lavorativo.  Il Jobs’ Act va nella direzione giusta peraltro senza togliere alcuna tutela a chi oggi ha già un lavoro e sostenendo molto di più chi oggi un lavoro non lo ha, ma spera di trovarlo.  Nel Jobs’ Act ci sono politiche di sinistra il superamento del precariato, il contratto di inserimento a tutele crescenti, il sostegno al reddito per chi perde il lavoro, una formazione professionale veramente capace di collegarsi con i bisogni del mercato del lavoro.  Alla luce di riflessioni come questa, lontane dalle polemiche troppo personalistiche delle cronache politiche italiane, emerge chiaramente che oggi il Governo italiano ha finalmente una visione in linea con le politiche riformiste più avanzate e può, grazie alla credibilità che deriva dalla capacità di passare finalmente dalle parole ai fatti, svolgere un ruolo decisivo in Europa per cambiare le politiche economiche del vecchio continente nella direzione della crescita e dell’equità sociale.

Chicco Porcu

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 Da La REPUBBLICA – MONDO – 4 DICEMBRE 2014

 DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

ENRICO FRANCESCHINI – LONDRA

“I VALORI della sinistra rimangono gli stessi, ma vanno adeguati a un mondo trasformato dall’innovazione tecnologica ». Anthony Giddens torna a parlare della Terza Via, la filosofia politica di cui è stato l’ideatore, che negli anni ’90 portò la sinistra al potere in Gran Bretagna e nella maggior parte dei paesi europei. Un’idea a cui oggi fa riferimento una nuova generazione di riformisti, Renzi in Italia, il primo ministro Valls in Francia, il nuovo leader socialista Sanchez in Spagna, ma che ora alcuni criticano come un’apertura al liberismo. «La Terza Via non è mai stata contro l’intervento dello Stato, ma davanti a globalizzazione e rivoluzione di Internet occorre difendere i lavoratori, non il posto di lavoro in sé, creare nuovi lavori visto che non è possibile salvare quelli vecchi», replica il grande sociologo inglese, ex-direttore della London School of Economics e membro della camera dei Lord, affermando il suo sostegno alle riforme avviate dal leader del Pd nel nostro paese, in questa intervista concessa a Repubblica prima di partire per Bruxelles dove ieri sera ha ricevuto il prestigioso Prix du Livre Européen per il suo ultimo libro, “Potente e turbolenta: quale futuro per l’Europa?” (pubblicato in Italia da Il Saggiatore).

E’ ancora buona la Terza Via, Lord Giddens?

«Intanto viene spesso equivocata. Nacque come idea ispirata dalla socialdemocrazia scandinava e dai New Democrats negli Stati Uniti. Ma per me non è mai stata una versione soft del liberismo. Era la ricerca di una filosofia politica capace di andare oltre socialismo tradizionale e liberismo, le due principali ideologie del ventesimo secolo».

Una via di mezzo o una via comunque di sinistra?

«Un tentativo di continuare a sostenere i valori della sinistra adattandoli a tempi nuovi. La Terza Via non ha cambiato i valori fondamentali della sinistra, che restano l’inclusione sociale, l’aiuto ai più vulnerabili, un certo grado di eguaglianza. Ma i tempi sono cambiati e bisognava innovare l’ideologia progressista per fare i conti con la globalizzazione, termine che credo di essere stato il primo ad usare. All’inizio fu difficile accettare che il mondo cambiava. Poi Bill Clinton e Tony Blair compresero il significato di quei cambiamenti».

Cambiamenti che continuano.

«Meglio: accelerano. Il cambiamento è diventato radicale a causa di Internet, che era appena nella sua infanzia quando formulammo la Terza Via. L’interdipendenza, chiave della globalizzazione, ora è ovunque grazie alla rivoluzione digitale. Stiamo vivendo il mutamento tecnologico più rapido e universale nella storia dell’umanità. Vent’anni fa nessuno lo avrebbe immaginato, certo non io».

Come adeguare la filosofia della Terza Via al mondo di Internet?

«Riformando il mercato del lavoro, che in molti paesi è un mercato disfunzionale: protegge un piccolo numero di lavoratori, lasciandone un gran numero, tra cui i più giovani, senza protezione, concetto sicuramente poco di sinistra».

Ma riformare il mercato del lavoro vuol dire più flessibilità, libertà di licenziare?

«La flessibilità andrebbe interpretata, se posso dirlo, in modo più flessibile. Non significa assumere e licenziare quando si vuole. La Germania, per esempio, ha approvato una vasta riforma del mercato del lavoro introducendo elementi di flessibilità, ma l’ha integrata con il coinvolgimento dei lavoratori nel processo decisionale e una maggiore collaborazione tra azienda e dipendenti».

E’ l’unico modo di difendere i lavoratori?

«L’innovazione tecnologica è tale che entro pochi anni computer e robot faranno il 40 per cento dei lavori che oggi fanno gli esseri umani. Difendere i lavoratori è necessario, ma non difendendo a oltranza il posto di lavoro, il vecchio posto di lavoro, perché questo è destinato a scomparire. Occorre riqualificare i lavoratori, fare in modo che possano passare da un lavoro all’altro».

Qualcuno attribuisce alla Terza Via la colpa di avere aperto le porte al neoliberismo e causato la grande crisi finanziaria del 2008.

«Blair ha avuto delle responsabilità in Gran Bretagna, sosteneva che bastava lasciare lavorare il mercato e non c’era bisogno di un intervento statale sull’economia. Ma era la sua versione di Terza Via. Nella mia formulazione originale ho sempre sostenuto che occorre un intervento statale e oggi ciò è ancora più urgente perché la diseguaglianza è cresciuta a dismisura, come dimostra l’attenzione suscitata dal libro di Thomas Piketty. C’è troppo potere nelle mani delle multinazionali, una delle ragioni della crescita del populismo, perché lo strapotere delle Big corporation diffonde la percezione di un indebolimento della democrazia, tenuto conto che nessuno ha votato per dare alle multinazionali uno smisurato potere».

Cosa altro dovrebbe fare la sinistra?

«Avviare la reindustrializzazione e il re-shoring, l’opposto dell’off-shoring, cioè riportare a casa aziende e investimenti, un fenomeno peraltro già visibile negli Stati Uniti, su cui la Ue deve impegnarsi di più. Poi bisogna chiudere i paradisi fiscali. Senza un appropriato livello di tassazione non sarà possibile mantenere un sistema di welfare, e senza quei capitali nascosti non sarà possibile avere una tassazione sufficiente».

E l’Italia?

«L’Italia ha un ruolo cruciale per spingere la Germania ad abbandonare una politica di austerità che non è negli interessi dell’Europa e in effetti nemmeno della Germania stessa. Guardo con favore a quello che sta facendo il primo ministro Renzi per riformare il vostro paese. Che ha bisogno di profondi cambiamenti strutturali, senza dei quali si ritroverà in guai sempre più seri».

Cenando con Renzi a Roma, nei giorni scorsi, Blair ha ripetuto il suo convincimento che per vincere le elezioni bisogna conquistare il centro dell’elettorato.

«Su questo concordo completamente con lui. Per vincere devi persuadere a votare per te gente che non sarebbe propensa a farlo. Non c’è bisogno di una Terza Via per capirlo».