Chicco Porcu: Galsi ormai superato dalle nuove tecniche di trasporto

Da L’Unione Sarda

L’INTERVENTO. Per i sardi sarebbe più conveniente importare metano liquido e rigassificarlo

L ‘utilizzo del metano al posto di altri combustibili fossili può portare risparmi notevoli che possono superare, per famiglie e imprese sarde, i 250 milioni di euro all’anno, pari a 300 milioni di metri cubi. Questi dati sono ben noti e hanno per anni alimentato il dibattito sulla necessità di dotare la Sardegna di una infrastruttura per l’approvvigionamento del metano come il gasdotto Galsi Algeria-Sardegna-Italia.

Nel frattempo, però, è cambiato lo scenario di mercato. Paesi produttori di metano come il Qatar, la Malesia e il Brunei, hanno scelto sempre più di condensare il metano per portarlo allo stato liquido, che occupa un volume 600 volte inferiore, rendendone possibile il trasporto via mare. In questo modo la commercializzazione del metano può avvenire in maniera indipendente dai gasdotti, molto difficili da realizzare per la distanza tra paesi produttori e consumatori. Si calcola che entro il 2020 un terzo del commercio mondiale di gas naturale avverrà via mare.

Va ricordato che il processo di liquefazione del gas avviene a costi praticamente nulli per i paesi produttori, mentre rappresenta un valore aggiunto per i paesi consumatori grazie alle tecnologie di recupero del freddo nel processo di rigassificazione. Nel frattempo, gli impianti di rigassificazione, modulabili per dimensione, hanno raggiunto elevatissimi standard di sicurezza e di efficienza. Questo spiega perché oggi sia competitivo per costo, oltre che per flessibilità, il trasporto del metano via mare rispetto al tradizionale trasporto via gasdotto.
In questo contesto e con una domanda di metano modesta come quella regionale, la costruzione di un gasdotto sarebbe funzionale soltanto alle esigenze delle grandi imprese interessate alla ricca commessa necessaria per la sua realizzazione.
I costi del Galsi (stimati tra i 3 e i 4 miliardi di euro) sono, infatti, oltre 30 volte quelli necessari (circa 85/100 milioni) per adattare i terminal esistenti e realizzare gli stoccaggi di metano liquido. Mentre i tempi di realizzazione (tra i 5 e gli 8 anni) sono, nella migliore delle ipotesi, 5 volte più lunghi. Nell’attesa, le attività industriali con un fabbisogno strategico di energia termica a costi competitivi, rischiano la definitiva scomparsa.
Non c’è altro tempo da perdere. Per chi guida la Regione è il momento di assumersi la responsabilità di una scelta che sia funzionale, per una volta, ai soli bisogni delle imprese e delle famiglie sarde.

Chicco Porcu
Direzione regionale PD